Il lavoro da sempre è lo strumento fondamentale per la piena realizzazione di ogni persona. Metterlo al centro della nostra agenda politica significa puntare a far crescere l’occupazione in quantità e qualità, in modo che essa sia più rispettosa della dignità, della sicurezza e del benessere delle persone. L‟area metropolitana bolognese ha visto, nel 2014, un numero di occupati pari a 444mila unità (2mila in più rispetto al 2013, lo stesso numero del 2008), un numero di disoccupati pari a 34mila unità (5mila in meno rispetto al 2013, 24mila in più rispetto al 2008), con un tasso di disoccupazione al 7% (rispetto all’8,2% del 2013 e al 2,2% del 2008) e un tasso di disoccupazione giovanile pari al 39,3% (rispetto al 46% del 2013 e al 4,3% del 2008). Tutto ciò mentre in Italia, alla fine del 2014, si sono registrati un numero di occupati pari a 22 milioni e 279mila unità, un tasso di disoccupazione del 12,7% (con 3,4 milioni di disoccupati) e un tasso di disoccupazione giovanile pari al 43,1%.
Per il PD di Bologna risulta prioritario impegnarsi sulle politiche del lavoro che, inevitabilmente, si intrecciano con molte altre tematiche. In particolare:
Lavoro e investimenti
Occorre continuare a investire su politiche di sviluppo economico che creino occupazione e attirino investimenti sul nostro territorio, come già sta accadendo per Lamborghini a Sant’Agata, Philip Morris a Crespellano, Volkswagen-Audi o Officina G.D. del Gruppo Coesia. Le istituzioni hanno il compito fondamentale di costruire un contesto favorevole agli investimenti privati scegliendo le priorità e potenziando i fattori di competitività:
 una buona dotazione infrastrutturale (sistema stradale, aeroportuale e ferroviario, banda larga, energia);
 un contesto normativo favorevole agli investimenti e una fiscalità non opprimente: si deve puntare sulla sburocratizzazione e sulla semplificazione a favore delle aziende che investono sul territorio e della cittadinanza e sulla formazione di un personale pubblico di qualità, in grado di dare risposte veloci e mirate alle domande e ai bisogni degli utenti;
 una scuola maggiormente orientata al lavoro-formazione;
 accesso al circuito facilitato (privilegiando il progetto di investimento piuttosto che il
patrimonio del richiedente);
 una buona dotazione di servizi alla persona (asili, centri diurni, etc.).
Noi crediamo sia necessario investire, allo stesso tempo, sia sulle attività più competitive e attrattive, quindi green economy, fonti rinnovabili, alta formazione, ricerca industriale e innovazione, economia digitale, creatività (anche sfruttando fondi europei per lo sviluppo), che sul grande patrimonio storico-artistico, paesaggistico, culinario e culturale a disposizione. Il settore turistico, in crescita negli ultimi anni, ha ancora ampi margini di miglioramento.
Lavoro, innovazione e ricerca
La rete dei tecnopoli, gli incubatori di impresa e le start up innovative possono senza dubbio giocare un ruolo importante per la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro se riusciamo a dar loro forza e concretezza: a questo scopo è indispensabile rafforzare la connessione tra gli attori chiave a livello regionale (enti, imprese, università, centri di ricerca e scuola). Si devono promuovere iniziative, da parte delle amministrazioni, di incentivazione fiscale (ad esempio riduzione della TARI) o di semplificazione dell’accesso al credito agevolato con piani di ammortamento compatibili per le start up e per le imprese che assumono, con particolare attenzione all‟imprenditorialità femminile. Occorre stimolare l’auto-imprenditorialità e la capacità dei singoli di inventarsi nuovi lavori; monitorare maggiormente e coinvolgere in percorsi di ascolto, le start up e le neo-imprese; incentivare la creazione di reti e sinergie pubblico-private per il lancio e il miglioramento di settori della green economy altrimenti non valorizzati. Infine si devono verificare e migliorare gli incentivi per innovazioni tecnologiche, attuando poi una strategia di informazione diffusa, in particolare per le piccole imprese, attraverso le associazioni di impresa e non solo.
Lavoro e formazione
Nel contesto socio-economico attuale, la formazione assume un ruolo centrale, per la creazione di competenze adeguate e per la possibilità di reinserimento di lavoratori cassintegrati e disoccupati. È fondamentale mettere in stretta connessione le scuole tecnico-professionali e di alta formazione con le aziende, e investire sul lavoro stabile che rappresenta la condizione migliore affinché le competenze possano crescere e maturare. Il collegamento tra scuola e impresa può attuarsi con azioni e strumenti diversi, quali stage, didattica in work e work at school (utilizzando personale prossimo alla pensione). Su questo fronte può essere sfruttata anche l’esperienza di alcune consulte delle attività produttive come luogo di collegamento tra mondo produttivo e scuola superiore. Una
particolare attenzione va dedicata al tema dell‟orientamento per le ragazze nella scelta del piano di studi per aumentare la presenza femminile in tutti gli ambiti lavorativi e professionali. Sul tema della formazione, occorre innanzitutto porre l‟attenzione al riordino delle deleghe, in discussione sia a livello nazionale che locale. In secondo luogo, bisogna valutare il funzionamento in concreto dell’Agenzia del Lavoro, rispetto a un’effettiva formazione in vista di un collocamento. A tal riguardo, può tornare prezioso il supporto finanziario offerto dai fondi strutturali dell’Unione Europea. Infine, occorre associare a una più stretta correlazione tra istruzione scolastica e luoghi lavorativi una formazione continua che prosegua negli anni, per arricchire chi ha già un impiego. Ciò dovrebbe rientrare tra le priorità da porre, sia sul piano legislativo sia nell‟ambito della contrattazione sindacale.
Sostegno a chi perde il lavoro
Dobbiamo potenziare le iniziative messe in campo dalle nostre istituzioni a sostegno delle persone che perdono il lavoro e delle imprese in crisi, per avere un rilancio industriale in una prospettiva futura. L‟alto tasso di disoccupazione vede nei centri per l‟impiego della Città metropolitana un mezzo di contrasto ancora con potenzialità inespresse e servizi da rafforzare. È necessario definire delle modalità sempre più efficaci di incontro tra domanda e offerta di lavoro, promuovendo anche una riforma delle strutture di formazione e orientamento professionale, incrementando le relazioni con le aziende e le reti territoriali per il lavoro, collegando imprese, cooperative e associazioni, valorizzando il territorio come fonte di occupazione. A livello locale e regionale urge una misura che dia sussistenza economica prioritariamente a chi non ha né casa, né lavoro, e ha bambini. Si propongono percorsi formativi e di tirocinio per gli adulti in attività di ripristino, manutenzione e messa in sicurezza di immobili pubblici e privati abbandonati. Si propone di intervenire sugli ammortizzatori sociali, accordandosi con i sindacati, per far svolgere ai lavoratori in cassa integrazione mansioni utili alla comunità, come ad esempio già avviene in collaborazione con alcuni centri antiviolenza; a garanzia di un’attività legale e trasparente, si utilizzano dei voucher.
Qualità del lavoro e benessere organizzativo
Per promuovere un‟occupazione di qualità per donne e uomini e migliorare il benessere di persone e coppie, è urgente potenziare i servizi per l‟infanzia e la cura, sfruttando anche forme di welfare aziendale e strumenti di supporto al worklife balance, che consentono di tenere in equilibrio la vita professionale e privata. In particolare dobbiamo incentivare un‟organizzazione flessibile dei tempi e dei luoghi di lavoro (smart working), la creazione di asili nido aziendali, forme integrative di sanità, ma anche il coinvolgimento e l‟imprenditorialità aziendale dei lavoratori. È ormai dimostrato che azioni di questo tipo, oltre a migliorare la qualità della vita delle persone, aumentano l‟efficacia sul lavoro e la competitività delle aziende e si collegano ad alti livelli di occupazione. Queste iniziative sono molto utilizzate da aziende del nord Europa, anche nelle loro sedi italiane. Sarebbe importante dare visibilità e premiare le buone pratiche in materia d‟innovazione sociale e di benessere organizzativo già in atto nel territorio bolognese, e incentivare la loro diffusione attraverso scambio di informazioni tra le aziende stesse.
Fondamentale è il welfare su cui i lavoratori possono fare affidamento: bisogna promuovere un modello orientato ai giovani, alle donne, alle coppie, ai genitori. Quindi potenziare e ricalibrare i servizi di welfare sulle effettive esigenze di oggi, offrendo flessibilità di orario, di tariffe, di fruizione. Le associazioni sindacali di categoria possono svolgere un ruolo educativo e di pungolo nei confronti dei loro associati affinché esercitino pienamente la loro Responsabilità Sociale d’Impresa, promuovendo il welfare aziendale; starà quindi al pubblico promuovere sistemi di welfare interaziendali e territoriali per evitare la creazione di lavoratori di serie A e di serie B.
Lavoro e legalità
Il lavoro è spesso vittima di varie forme di illegalità: illegalità endogene come il mancato rispetto dei contratti, il lavoro nero, il caporalato, il mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza; illegalità esogene come le infiltrazioni criminali e i capitali mafiosi. Tutti questi elementi vanno a turbare e distorcere le dinamiche di concorrenza con ricadute negative sui lavoratori e sulle imprese. È quindi necessario un “cordone di sicurezza” a tutela del lavoro e del suo ruolo sociale, che metta insieme i vari soggetti della società sotto la guida delle istituzioni. Allo stesso tempo è indispensabile aumentare i controlli (tracciabilità finanziaria e correttezza dei bilanci), creare delle white list delle aziende virtuose, favorire la certificazione antimafia per le imprese.
Lavoro e sicurezza
Il contrasto agli infortuni nei luoghi di lavoro deve essere una priorità, non possiamo abbassare la guardia su questo aspetto visto che nei primi 5 mesi del 2015 le morti sono aumentate del 14% rispetto allo stesso periodo del 2014. È indispensabile diffondere la cultura della sicurezza sensibilizzando lavoratori e datori di lavoro attraverso iniziative di comunicazione e formazione, incrementando e rendendo più efficaci gli interventi di controllo previsti dalla legge. È inoltre auspicabile una formazione ad hoc in tema di sicurezza per i lavoratori stranieri, soggetti particolarmente vulnerabili. Si esprime un giudizio positivo su quelle aziende che inseriscono la sicurezza (ad esempio come obiettivo zero infortuni) nella scheda di valutazione dei dipendenti e che analizzano gli incidenti che avrebbero portato a infortuni prendendo adeguati provvedimenti. Questo modello sarebbe da diffondere.
Lavoro e partite iva
Negli ultimi anni il sistema produttivo si è modificato, producendo cambiamenti nelle tipologie di forza lavoro e favorendo la crescita e l‟importanza della figura dei lavoratori autonomi. Al tempo stesso, la crisi ha colpito pesantemente questa categoria determinando un‟importante contrazione del reddito al quale si aggiunge il permanere della mancanza di tutta una serie di forme di tutela: malattia, maternità, ammortizzatori sociali. Importante può essere il ruolo degli enti locali, con il sostegno a forme di ammortizzatori sociali, agevolazioni al reinserimento lavorativo e finanziamento di forme di microcredito per il rilancio/creazione di attività.
A ciò si aggiunge la grave elusione delle “false partite IVA” che coinvolge quei lavoratori dipendenti camuffati da autonomi – per agevolarne lo sfruttamento – fenomeno per il quale sono necessari maggiori e più efficaci controlli. Dunque il tema delle libere professioni e delle partite IVA è articolato e molto vasto; vanno quindi considerate iniziative di avvicinamento capillare sul territorio, per comprendere i disagi e le problematiche che vive chi svolge l‟attività libero-professionale. Il Partito Democratico si impegna in una campagna di ascolto e confronto con gli ordini professionali, senza trascurare le altre libere professioni che ad oggi svolgono l‟attività senza alcuna categoria di riferimento, e che operano sul campo quotidianamente.
Lavoro, pari opportunità e diversità
È fondamentale attribuire una nuova centralità alle persone e alle loro diversità, creando un ambiente inclusivo in cui le differenze non siano fonte di discriminazione ma di evoluzione culturale e aziendale. La pubblica amministrazione ha il dovere di farsi capofila di buone pratiche e di promuovere nel territorio la creazione di ambienti lavorativi inclusivi nei confronti di tutte le diversità. Si devono incentivare e sollecitare tutte quelle pratiche che favoriscono la riduzione della disparità (in termini di salario e di carriera) tra uomini e donne nei luoghi di lavoro. Senza dubbio il potenziamento e la maggior flessibilità dei
servizi, uniti a iniziative di worklife balance, possono aiutare a conciliare i tempi di vita e di lavoro, in particolare per chi oggi porta sulle proprie spalle la maggior parte del peso del lavoro domestico e della cura dei figli e degli anziani: le donne.
Certamente questo non basta, occorre agire anche sul piano culturale e in questo senso la politica può svolgere una funzione pedagogica per diffondere la consapevolezza che la conciliazione non è un problema esclusivamente di organizzazione delle donne, ma soprattutto una possibilità che deve portare a una consueta condivisione di tutte le responsabilità familiari all‟interno delle coppie e delle famiglie.
È indispensabile gestire attivamente le diversità (non solo di genere ma anche di cultura e provenienza) nei luoghi di lavoro e, in particolare, nei ruoli apicali, facendo leva su di esse anche per aumentare la competitività delle aziende.
Occorre allargare il fronte delle aziende inclusive e solidali, distintesi per l’inclusione lavorativa e sociale di persone disabili o in situazioni di disagio: l’Albo Metropolitano di queste aziende, in fase di formalizzazione, dovrà essere di stimolo verso tutte quelle aziende che non si sono ancora attivate. Inoltre occorre modificare quanto prima la Legge 68 (inserimento lavorativo delle persone svantaggiate): le attuali sanzioni previste per le imprese inadempienti sono inadeguate e contribuiscono alla non assunzione di personale svantaggiato da un lato, e alla facilitazione di fenomeni di sfruttamento sul lavoro dall‟altro. Vanno promossi e pubblicizzati progetti già esistenti sul nostro territorio finalizzati ad accompagnare le aziende nell‟inserimento di persone disabili o nella presa in carico di detenuti e di persone sottoposte a misure alternative.
Alla luce delle pesanti discriminazioni che le persone LGBT ancora vivono nel mondo del lavoro, si ritengono necessarie le seguenti azioni:
 valorizzare il percorso effettuato dall‟Ufficio Pari Opportunità del Comune di Bologna – che, come capofila dell‟Asse Lavoro della Strategia UNAR contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, ha svolto un importante lavoro – con opportuni investimenti che lo mettano nella condizione di progettare nuove azioni di ricerca e formazione sulle discriminazioni su scala metropolitana, tanto nella pubblica amministrazione quanto nelle aziende partecipate;
 sperimentare percorsi pilota di diversity management nei settori della pubblica amministrazione e valorizzare quelli che si sviluppano in ambito privato, promuovendo il confronto e lo scambio di buone pratiche tra i due contesti;
 elaborare strumenti di sanzione pubblica nei confronti degli episodi di discriminazione sul lavoro che emergono nel territorio e promuovere strumenti concreti di accesso al lavoro per le persone transessuali.
Lavoro e sindacato
Il Pd deve ripensare il rapporto con i sindacati. È indispensabile riprendere un dialogo costruttivo, valorizzando ciò che ci unisce e ricordandosi sempre che i ruoli sono assolutamente distinti. Nel nostro territorio il rapporto positivo con il sindacato ci ha permesso di traguardare importanti risultati: gli accordi aziendali che sono stati definiti tra le parti sociali e alcune aziende private che hanno deciso di investire sul nostro territorio (Lamborghini, Philip Morris, Ducati, Gruppo Coesia) rappresentano un buona pratica da consolidare. Più investimenti, nuove assunzioni e bonus annui salariali ai lavoratori in cambio di una maggiore produttività, sia aumentando le ore di lavoro sia ottimizzando l’attività all’interno dell’orario previsto.
Il PD guarda con grande attenzione a queste situazioni, con la convinzione che possano trasformarsi in una vera e propria prassi di sviluppo economico (dove la maggiore produttività si traduca in maggiori posti di lavoro e salari più elevati) e di gestione aziendale (all’insegna di una condivisione delle responsabilità con gli attori sindacali).